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Relazione del successo a' Canelli

RELATIONE DEL SUCCESSO A' CANELLI ALTRIMENTI CORRETTA manoscritto originale di cui se ne conservano due copie presso l'Archivio di Stato di Torino - Materie Militari - Imprese . I^ mazzo non riordinato . Manoscritto, 1613

"Dopo ritiratosi il campo di Sua Altezza di sotto Nizza della Paglia per il rispetto chebbe Sua Altezza di non voler incontrar le armi sue con quelle di Sua maestà, et la maggior parte della gente arrivata già in Asti, et altri luoghi attorno del Monferrato di là dal Tanaro, dove si riprese Montemagno, st alcuni altri castelli, si risolsero li Mantovani, havendo lor gente di là dal Tanaro, di far molte imprese trà le quali fu quella di Canelli luogo vicino 3 in 4 miglia da detta Nizza, et che per non esser forte era guardato solo dalli habitanti; Così la notte delli 28 del passato assalirono detto luogo et dopo essersi combatuto et di­feso per quatro gori? di lungo, i terrazzani soli, in fine si riti­rarono, restandone molti morti et alquanti feriti, che pur furono fatti prigioni; et nel ritirarsi diedero il fuoco a sei case delle ultime del Borgo;
Il che inteso da Sua Altezza credendo che facilmente essendo stati così mal trattati, et essendosi lasciato tanto della reputazione gli tornerebbero unaltra volta, per non lasciar perder detto luogo chaveva mostrato tanta fedeltà et valore, et esser dun Cavagliero de principali di questo Contado, si risolse di mandarvi il regimento del Barone Des Adres, che potia esser di sei sette cento fanti con la sua Compagnia darcobuggieri a cavallo, et stato ivi dua giorni, et havuto nuove che andavano i mantovani verso lAltare, che già sera reso alla fente di Sua Altezza, ordinò al Baron Des Adres di andare con sue genti a soccorrere esso castello dellAltare, ò se fusse preso tornarlo a ripigliare come fece, et con questo assigurar quelle valli allobbedienza sua, et in sua luogo mandò in Canelli il Colonnello Giusto con solo una delle compagnie del suo regimento di cento e duzi fanti, non desiderando quir della terra più giunti, poichè conformi al luogo pareva loro bastanti, il che saputo dal Signor Duca di Nevers, il quale si trovava in Aqui discosto da quel luogo solamente nove miglia, si risolse al favore del presidio di Nizza lontano solamente due miglia come sopra si è dettodi ve­nirlo attaccare con mille fanti et quatro cento cavalli et tenendosi certa limpresa, atteso che non era luogo anco fortificato e di già circinto vi arrivò sotto, come si suol dire di bel mezo giorno, essendovi gionto con tutta la suddetta gente circa le 20 hore, et formati i suoi squadroni fece col pettardo volar la porta et diede la scalata da molte parti, così furiosamente, che durò detto assalto sino alla sera, più di tre grosse hore, et in fine essendo stata ben difesa la porta et la muraglia fù costretto al ritirarsi con morte dalcuni cavaglieri principali, capitani, sol­dati, et molti feriti, ritirandosi con tanto spavento et fuga che lasciarono sopra la piazza, i pettardi et le scale con alcune pezzite di bronzo, et altri carri carichi di moschetoni da posta, piche, et altre armi.
Essendosi portati glhuomini col Colonnello Giusto valorosa­mente, onde sono degni di molta lode, et Sua Altezza per ricono­scer i buoni diportamenti loro glha quetato il tasso per 30 anni.
Nel ritirarsi diedero il fuoco a 30 case del borgo, et abbru­giarono ancora una cassina del vescovo dAsti, quelle dei signori del luogo, et tutte le altre, che si ritrovarono di quella parte della lro ritirata; Cosa veramente indegna nè mai usitata da Sua Altezza che non desidera la ruina ma solo il bene, et il soleva­mento dei Popoli, et essendo quellistessa sera ritornata da Mon­calvo vi mandò subito il Conte Giodo col regimento de Vallisani, et le sue guardie di Canelli, il quale ha ben presidiato quella terra si ben si crede che non habbiano più voluntà di tornare a tentare quella impresa; quella che succederà se nandrà dando aviso."

Gli assedi di Alba, Moncalvo, Trino, Nizza della Paglia, Canelli e Morano

GLI ASSEDI DI ALBA, MONCALVO, TRINO, NIZZA DELLA PAGLIA, CANELLI E MORANO (1613) narrati da uno storico contemporaneo (Antonio Maria Spelta) di L.C. Bollea in Rivista di Storia Arte e Archeologia della provincia di Alessandria. Anno XVII, Fascicolo XXX (serie II). Aprile-Giugno. Società Poligrafica, Alessandria - 1908

La trascrizione che segue tratta delle vicende dell'assedio di Canelli viste però dalla parte avversa. Autore è Antonio Maria Spelta, il titolo originale del manoscritto conservato a Pavia è : " Historia / del Sig. / Antonio Maria / Spelta / poeta regio e dottore; / nella quale in X libri / si descrive la Guerra del Sereniss. Sig. Duca di Savoia / mossa nel Monferrato; / Et ripresa dalla Maestà Catholica a difesa dellAltezza / di Mantova et a quiete di tutta lItalia " anche se la descrizione degli eventi differisce, ovviamente, da quelle di casa Savoia, aggiunge però alcuni importanti particolari non menzionati in quella sopra riportate.

"...la dove alli 27 di maggio che fu la seconda festa di pentecoste ri­trovansi sette compagnie del Terzo del Sig. Cavagliere Rivara Valperga in Calamandrana Terra aperta sotto il dominio del Duca di Mantova. Delle cui compagnie capo vi era Spadino Novarese Sergente Maggiore il quale (la seconda notte doppo la levata dellassedio di Nizza informato che in Canelli non restava altro presidio che li Terrazzani), mandò or­dine, come pur si costuma nelle cose di guerra agli Consoli di Canelli, che dovessero mandare vittovaglia et altra munitione pertinente alle cose della guerra. I quali ritardando la risposta fecero risolvere il detto Sergente Maggiore con quatro compagnie a due hore di notte dellistesso giorno partirsi et guazzare il fiume Belbo, che poco discosto scorre da Canelli. Indi comandò esso sergente al Capitano Luca Foccac­cia, chandasse allassalto della porta verso il Belbo, acciò che il nemico non coresse alla difesa, come pur fece. Intanto il detto Sergente Mag­giore col Sig. Galezzo Pietro cavagliero di Malta gentilhuomo pavese an­darono con le scale alla volta del castello, per dare la scalata, insieme con una spia, che gli guidava; alla quale che mentre che si calava nella fossa un moschetiero non volendo diede una moschetata nella testa, per la quale morì. Per il che restarono attoniti. Tuttavia non si lasciò di mettere le scale, et di dare la scalata. Ma le scale furono curte. Il che vedendo gli animosi cavaglieri si risolsero di gettar a terra le mura, con picconi di ferro; et havendo fatta una rottura sattese a combattere dalluna e dallaltra parte. La qual zuffa durò più di quatro hore. Et mentre si rompeva il muro fatto di buona materia, la gente di dentro sentì il fracasso nel passare dietro le mura, la dove molti moschetieri saffaciarono, et scoprendo quelli di fuori, et colsero con una archibu­giata il sergente maggiore in una coscia; onde cascò in terra. Dove co­rendo il Cavaglier Pietra per ricuperare quello, portandolo nella sua truppa, fu colto da una moschetata nello stomaco; et se non haveva un petto a botta restava nella pesta ludibrio al nemico; così portò via il ferito sergente, et lo ripose in una cappella poco discosta; et intrepi­damente corse alla porta dove erano li altri Capitani, et gli narrò quanto era seguito, et intervenuto al sergente. Londe fecero rissolu­tione di saccheggiare il Borgo, fuori del quale fecero condur a Nizza grandissima quantità di formento, Terra che ne era in gran bisogno per lassedio che patito haveva. Per questo il Serenissimo Principe Don Vin­cenzo donò cento cechini al Cavaglier Pietra, et gli fece dare la Compa­gnia de moschetieri et lo mandò Governatore del Ponte di Stura...."

Della guerra di Monferrato

DELLA GUERRA DI MONFERRATO Fatta dal Serenissimo Signor CARLO EMANUELE DUCA DI SAVOIA Per la retentione della Serenissima Principessa MARIA sua nipote. Di VIRGILIO PAGANI del Mondouì Luogotenente, & Sergente Maggiore della Citta­della di Torino. In TORINO, MDCXIII
si trascrivono di seguito le parti che riguardano Canelli

"...E Cannelli luogo assai grande, posto sopra la falda dun Monte, molto ripido, e ha nella sommità, un Castello, che lo predomina, senza esser dominato da alcuna parte. Questo è tanto forte, che, perdendosi la Villa, si saria anco tenuto per qualche giorni. Per lo contrario, la Villa è tanto debile, che ancora, che si volesse difendere, saria battuta da molte parti, e allhora se ben non fu riconosciuto perfettamente, contuttociò fù attaccata in una parte debolissima per se stessa, e per molte conseguenze.
...Ritrovossi sul mezzo giorno il Duca di Nivers con un grosso di Cavalleria, e unaltro di Fanteria, e alcuni Smerigli, cosi detti, alcuni pezzi dartiglieria, ò di cannone, picioli, alla scesa del Monte, ivi vicino, che viene dAlba: e passato il fiume Belbo, che allhora teneva poca acqua, con la sua Fanteria, si appodero dei giardini, murati allincontro delle case della terra, le quali da quella parte servono di muraglie del luogo, e sono dominate dalle case dun borgo, che avanti la porta si fa piazza, in forma di teatro: con la quale commodità, avanzandosi i suoi, doppo prese le case, e mura de giardini, andarono di lungo al ponte, il quale (se è credibile quello, che viene deposto dai prigioni suoi;) era loro stato notificato dalle spie trovarsi alzato : ma senza alcun serraglio; il che è tanto più verosimile, che gli fosse stato notificato, quanto che Nizza vicina meza bora di camino, restava per loro.
Nellistesso tempo però, che con questa aspettatione venivano, mandarono tra laltro una spia innazi, per riconoscer di nuovo il luogo, la quale contuttociò teneva ordine, come persona di molta confidenza, di non tornar indietro, quando non vedesse difficoltato da qualche novità, le cose presupposte, e sopranarrate : mà si come lordine fù troppo sottilmente maccinato; così leffetto sortì male; percè lesploratore riconobbe il luogo, qual si era presupposto: ma essendosi fermato ivi, fu riconosciuto da nostri, che saliti fuori, lo fecero prigione; ne lo lasciarono quietare sino, che confessò loro lavicinamento del nemico.
Toccate dunque à pena allarme, furono li loro nei posti sopra adesignati, e si servirono della commodità di quelle mura de giardini, e case, le quali era impossibile à nostri di guardare, essendo pochi.
Fù però honorata la difesa, che fecero alla porta, e case circonvicine, quasi combattendo al pari di sito, contra i Francesi, e perchè allabbassamento del ponte, non trovarono più quella facilità, che si credevano, non fù poco, che passando per una Cloaca di acque, entrassero ad attaccare il Pettardo alla porta, difesa dal Capitano Arbaudi, tanto folti, che non potevano muoversi, il che causò trà loro, disordine: poichè, giettatesi dai nostri alcune trombe di fuoco, trà la moltitudine della gente, per il buco, che fece il Pettardo, gli disordinò di maniera, che le fù forza a uscir per dove erano entrati; e sopra la piazza nel ritirarsi, li moschetti gli bersagliarono, di modo, che vi restarono alcuni ufficiali morti, e trà glaltri un Cavaliere de più favoriti del Duca di Nivers, il quale savanzò ivi, per raccoglierli, monstrando di consolare laccerbità del disgusto loro, per il quale uno de glufficiali, che forse aveva biasimato questa resolutione, di attaccare con Pettardo quel luogo di mezo giorno sintese morisse ivi vicino, ad un Convento de frati, essacerbamente dolendosi, della riuscita de fatto.

Per il qual però non sortiva effetto, molto dannoso al Duca di Savoia: perchè fu sua commissione. che partendo per soccorrere questa terra, il Conte Guido Aldobrandino San Giorgio, posto un grosso di gente dentro il castello, il quale non si poteva perder cosi facilmente, si quarterasse nel colle, vicino al detto castello con 1500 Fanti e 200 Cavalli, e due pezzi dartiglieria; e battesse linimico di dentro se vi fosse intrato : poichè come habbiamo detto, resta dominato.
Diede questordine il Duca, con pensiero di seguitarlo col restante della gente, e nel disavantaggio di quel luogo, circuito da mura semplici, e nel quale chi piglia lalto, è, padrone di tutto il resto della piazza, procurar di romperli, e disordinarli, potendo massime il Duca venire con grosse forze. Vogliono alcuni, che, considerato questo pericolo, ancorche essi havessero presa la terra, non fossero per aspettare.

Sia come si voglia, persi alcuni capi Francesi, e (come fu voce) occupato à la mente de gli altri, nellesser stato loro apparente molto il pericolo, non seppero risolvere di ritirare seco i pezzi, ne di porli alcuna guardia : ma si come erano già passati il fiume, glordinarono di ritirarsi, per il camino di Nizza, come più propinquo; il che essendo riconosciuto da nostri, gia che per il poco numero, non potevano attaccare la gente, che si ritirava per le colline, dallaltra parte del fiume, si voltarono sopra li condottori de pezzi, e li presero tutti in vista delle trope loro. Talchè arrivando il soccorso, ritrovò linimico ritirato al tutto in Acqui. Lasciati dunque ivi 200 Valesani per rinforzo della guardia del luogo, vedendo non ci esser più che fare, se ne ritornarono in Asti.

...Ne è da lasciar in oblivione la diligenza, che fecero gli huomini, e le donne di Cannelli, in questa difesa, portando fuochi, e pietre, e altre cose disognevoli per scacciar glinimici. Onde perciò meritarono dessere fatti esenti dal loro Principe, de i carichi per molti anni, fossero di qual sorte si voglia....".